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![[Immagine] - Palazzo Giugni - Fraschetti](images/palazzo_giugni.jpg) |
Il palazzo Giugni o Da Firenzuola si trova in via degli Alfani 48 a
Firenze.
Nel luogo in cui fu costruito, esisteva anticamente un convento di
monache terziarie Camaldolesi, dedicato a Santa Margherita. In questo
convento visse e morì la Beata Paola, badessa di Santa Margherita di
Cafaggiuolo, nel XIV secolo.
Il palazzo attuale fu disegnato e costruito, per conto di Simone da
Firenzuola, da Bartolommeo Ammannati dal 1565 al 1577. Notevole è la
facciata, con dettagli architettonici scolpiti che conciliano gli
elementi più classici all'estro fantasioso tipicamente manierista. Il
bugnato d'angolo incornicia l'insieme, con le fasce orizzontali dei
marcapiano, le finestre inginocchiate al pian terreno e le due file di
cinque finestrea cornice piana ai piani superiori.
Fu ereditato dai Giugni, marchesi di Camporsevoli, nel 1640. Il senatore
Niccolò Giugni, maritato a Cassandra Bandini, ebbe in dono da uno zio di
sua moglie, il cardinale Ottavio Bandini, una splendida collezione di
statue antiche, che andarono ad abbellire il pregevole cortile dell'Ammannati.
Nel 1830 fu venduto ai Della Porta, che nel 1871 commissionarono un
restauro all'architetto Emilio De Fabris, colui che aveva da poco vinto
il concorso per la realizzazione della nuova facciata di Santa Maria del
Fiore. Pervenne infine ai Fraschetti, che lo posseggono tutt'oggi.
Il palazzo ha un bel cortile, porticato su quattro lati con archi a
tutto sesto poggianti su colonne con capitelli dorici; la particolarità
degli ambienti interni che riempiono gli angoli del cortile, disegnando
un sorta di croce greca, è risolta con pilastri angolari parzialmente
incassati nella parete. Al primo piano vi si affacciano le finestre e
due loggette prospicienti (sui lati est e ovest) con colonne ioniche;
l'insieme è reso più aggraziato dalle lesene in pietra serena che
corrono verticalmente fino al secondo piano.
Da qui si accede al giardino, dove si trova una grotta-ninfeo
seicentesca abbellita da ciottoli. Dello stesso periodo è la fontana
addossata al muro di cinta con un gigante che soccombe sotto una pioggia
di massi, opera di Lorenzo Murini.Fonte:
Wikipedia. |
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